A Favara l’Ordinazione Presbiterale di don Riccardo Scorsone

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Un momento davvero  esaltante da tutti i punti di vista ha vissuto ieri la città di Favara, che ha ospitato la concelebrazione presieduta dall’arcivescovo-metropolita card. don Franco Montenegro, per  l’Ordinazione Presbiterale del diacono agrigentino, Riccardo Scorsone della Parrocchia S. Nicola a Fontanelle.

Favara, preferita spesso  per i momenti tra i più significativi della vita ecclesiale diocesana,  ha accolto con gioia la scelta dell’arcivescovo di celebrare l’importante cerimonia nella grande Chiesa dei SS Pietro e Paolo.

Grande la partecipazione dei fedeli favaresi provenienti dalle nove parrocchie, come pure da Agrigento città, specie da Fontanelle, ma non solo. Perché abbiamo notato molti fedeli provenienti di diversi Comuni dell’agrigentino, e anche una buona rappresentanza della diocesi di Scutari in Albania, dove come diacono don Riccardo ha trascorso l’ultimo periodo di formazione pastorale, dopo gli anni trascorsi nel nostro Seminario agrigentino di Piazza don Minzoni.

E proprio nei giorni scorsi, all’approssimarsi del giorno dell’Ordinazione, il giovane diacono ha raccontato sulle pagine del settimanale diocesano il suo percorso vocazionale iniziato anzitutto  nella comunità parrocchiale all’età di 11 anni con l’ingresso nel gruppo scout, dove man mano ha preso  consapevolezza e  maturato la convinzione  alla fine del ciclo di studi della scuola secondaria superiore, che il Signore che già “nel Battesimo lo aveva chiamato alla santità di vita, adesso gli chiedeva di realizzarla nel sacerdozio ministeriale”.

E così nell’ottobre del 2011 inizia il cammino di formazione nel Seminario di Agrigento, “allora – dice  –  ridotto “ai minimi termini”.

Una stagione di magra però a cui  ben presto il giovane seminarista  Riccardo assiste ad  una promettente primavera, con altri giovani provenienti da diversi paesi dell’agrigentino che, dopo “la maturità”,  scelgono la vita del Seminario.

Ed  oltre all’impegno degli studi il  ricordo  di Riccardo, tra le esperienze formative  va al  “Cammino di Santiago, alla prima esperienza missionaria in Albania (prima di una lunga serie) ed ai due anni di servizio pastorale nella Parrocchia di Villaseta con le famiglie in difficoltà”.

 E quindi ieri, 27 settembre, festa liturgica di S. Vincenzo dei Paoli, gigante della carità,  in una vivace parrocchia della periferia favarese, l’Ordinazione Presbiterale per le mani del nostro Pastore don Franco, anche con la presenza del Vescovo S.E.Mons. Giovanni Peragine, Amministratore Apostolico dell’Albania meridionale, oltre che di un gran numero di Presbiteri diocesani ed anche alcuni albanesi.

Una concelebrazione davvero memorabile, animata efficacemente dalla Corale Diocesana diretta dalla bravissima  Graziella Fazzi, in una a Chiesa  gremita all’inverosimile, e con un grande schermo gigante situato nell’ampio spazio antistante, che ha dato la possibilità di seguire la cerimonia a quanti non  hanno trovato spazio in Chiesa. Tutto si è svolto nel massimo ordine, grazie all’intelligente regia del giovane Parroco don Marco Damanti ed ai tanti suoi preziosi collaboratori.

Gli auguri a don Riccardo oltre che da don Franco nell’omelia, sono stati rivolti alla fine anche dal Rettore del seminario, don Baldo Reina. Gli auguri di un servizio  fecondo e creativo, non appiattito sulla tradizionale routine; e se necessario anche “con un pizzico di pazzia”, – ha detto don Franco –  per venire incontro ai bisogni spirituali dell’uomo di oggi, a partire dalle periferie esistenziali.

Ordinazione Presbiterale, non come inizio di una carriera con chissà quale “cursus honorum”,  ma con la volontà di scegliere sempre il servizio, nella sequela di Cristo-servo, venuto per servire e dare la vita,… in terra albanese o agrigentina.

E voglio chiudere, formulando anch’io  tanti auguri al neo-presbitero don Riccardo,  lasciando ad ognuno l’onere di adattare al caso  nelle dovute proporzioni,    le parole conclusive  della lettera che  Papa Francesco nel gennaio 2015, indirizzò ai nuovi Cardinali da Lui nominati: “Mantenersi in umiltà nel servizio non è facile quando si considera il cardinalato come un premio, come culmine di una carriera, una dignità di potere o di superiore distinzione. Di qui il tuo impegno quotidiano per tenere lontane queste considerazioni,…

Molti si rallegreranno per questa tua nuova vocazione e, come buoni cristiani, faranno festa (perché è proprio del cristiano gioire e saper festeggiare). Accettalo con umiltà. Solo fai in modo che, in questi festeggiamenti, non si insinui lo spirito di mondanità che stordisce più della grappa a digiuno, disorienta e separa dalla croce di Cristo”.

DIEGO  ACQUISTO

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