Donna oggi contro gli stereotipi, ma anche senza crearne altri peggiori

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Ci sembra questo uno tra i messaggi più salutarmente controcorrente e forse anche dirompente, che è possibile cogliere dalla rassegna stampa sulla festa della donna di quest’anno, dove si leggono  sogni, delusioni,  speranze, proteste  e magari propositi e desideri di ambiziosi traguardi socio-culturali del vasto e variegato pianeta femminile.

A lanciare il messaggio di cui sopra nel titolo,  la sociologa Chiara Giaccardi, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nel giorno in cui si celebra la Festa della donna, mette in guardia dal rischio di “buttare via le battaglie, alcune buone e altre meno buone, che negli scorsi decenni hanno comunque portato all’emergere della figura femminile come soggetto, che può offrire un contributo specifico alla convivenza sociale”.

Ed il suo è un  invito ad uscire sì dagli stereotipi di genere, ma senza usare “forme di trasgressione ancora più mortificanti degli stereotipi che si vorrebbero contestare”.

Perché, “la donna non può certamente essere ridotta ad angelo del focolare”, ma  nemmeno “cadere  nello stereotipo opposto della donna cinica, stratega, calcolatrice, pronta a tutto, anche a rinunciare ai figli, pur di far carriera”.

Mi pare che ce ne sia abbastanza per riflettere ! e  sempre la stessa  Giaccardi cita il caso della maternità surrogata, che “non è solo una questione morale, ma di strapotere del sistema tecnocratico”. Non solo !  formula l’esplicito invito a contrastare energicamente  quella che chiama “la deriva del neutro”, un filone culturale davvero poco esaltante per la vera femminilità, perché alla radice – afferma la Giaccardi – c’è “il sogno di riprodursi senza la madre”.

Osservazioni della Giaccardi che faranno sicuramente discutere e, ci auguriamo, anche  riflettere.

A noi intanto viene da pensare a Platone, vissuto tra il V ed il IV secolo a.C., uno dei massimi filosofi dell’antichità,  seguace della teoria della metempsicosi che spiegava che ogni anima deve prendere un corpo e in esso vivere bene per poter in seguito tornare in cielo. Ora, le anime vanno dapprima in un corpo maschile. Se in esso si comportano male, sono condannate a passare poi in un corpo di donna; se continuano a comportarsi male, allora finiscono in un corpo di animale.

Un tipo di ragionamento in cui anche un uomo della statura morale e intellettuale di Platone,  rifletteva il disprezzo per la donna proprio della sua epoca e non solo.

Sarà poi il messaggio cristiano, fondato sul racconto della Genesi,  primo dei 73  libri  della Bibbia, a far cambiare decisamente prospettiva ed  insistere invece  sulla fondamentale uguaglianza e profonda unità dell’uomo e della donna.

Diego Acquisto

 

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