Di ritorno dalla TERRA SANTA

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Gli interrogativi e le emozioni di un viaggio. Ed il riferimento è al “santo viaggio” di cui si parla nel libro più letto, diffuso e conosciuto del mondo. Un viaggio di una settimana appena conclusa, ottimamente organizzato dal Commissariato francescano di Terra Santa per la Sicilia, in atto diretto da bravi, giovanissimi frati come il ravanusano Antonio Iacona o il palermitano Nicola Lippo. Un viaggio a cui ha partecipato un gruppo di 38 persone provenienti da diverse parti della nostra isola, ma con netta prevalenza soprattutto dall’agrigentino e da Canicattì in particolare.
Un “santo viaggio” che ripercorrendo i luoghi di cui si parla nei libri dell’Antico e del Nuovo Testamento, a partire dal Monte Carmelo dove il profeta Elia sfidò i sacerdoti di Baal, alle città della Galilea, Nazareth, Cana, Mare di Tiberiade col “Sacellum primatus beati Petri”, a Tabgha, a Cafarnao, a Qumran, al fiume Giordano ed al Mar Morto, e quindi attraversando tutta la regione ed il deserto di Samaria, in Giudea a Gerico, e poi a Betlemme, dove oltre alla celebre Grotta della Nascita, dove il gruppo ha avuto modo di sostare (cosa non comune!) nella Cappella della Mangiatoia, c’è anche quella in cui ha lungamente dimorato S. Girolamo al cui genio si deve la traduzione in latino dai testi originali di tutti i libri sacri. E quindi, dopo la visita ad Ein Karem, la citta dei coniugi Elisabetta e Zaccaria, genitori del Battista, la tappa a Betania e quindi quella finale sempre in Giudea nella città di Gerusalemme, la città dove con la passione nell’Orto degli Ulivi, la morte in croce sul Golgota, la sepoltura, la risurrezione e la sua ascensione al Cielo, si conclude la vicenda umana, di Gesù di Nazareth, Dio ed Uomo ad un tempo.
E proprio all’interno del Santo Sepolcro il gruppo ha avuto il raro “privilegio” di potere celebrare e comunitariamente sostare di buon mattino, per 30 minuti, le emozioni e gli interrogativi più profondi, pungenti e coinvolgenti.
Ricordiamo che il Santo Sepolcro si trova all’interno della grande Basilica nella quale, nelle ore immediatamente successive sino alla chiusura serale, si riversa una marea incredibile di gente proveniente da ogni parte del mondo, di ogni razza e religione. Sepolcro che è anche il luogo dell’Anastasi, cioè della Risurrezione, che è l’evento fondamentale della storia, fonte di sicura speranza per il modo intero, malgrado tutto e tutti.
Ed anche proprio in questo senso, a parte il groviglio dei tormentati problemi politici di sempre ed attuali, tanti gli interrogativi per l’incredibile babele di lingue, di riti e di comportamenti, che circonda questo famosissimo luogo sacro e la stessa Via Dolorosa che porta al suo accesso.
Una vera e propria babele che rappresenta ed esprime anche le varie culture e sensibilità, con cui si manifesta l’umano anelito insopprimibile verso il trascendente. Dal vociare e via vai confuso dei tantissimi che traggono da vivere con la vendita anche dei souvenir ed oggetti di devozione, al ricordo da parte del Muezzin, che con voce stentorea amplificata da potenti trombe, richiama dall’alto del minareto più volte, in ore diverse non solo del giorno ma anche della notte, il ricordo (e per gli arabi-musulmani l’obbligo) di praticare la preghiera islamica ad Allah.
Obbligo-ricordo, con modalità e sensibilità diverse, perché il Dio dei cristiani è un Dio che propone e si propone, ma nulla mai impone, rigorosamente rispettoso del dono della libertà che “fesse creando”, come ebbe a dire il sommo poeta. Rispettoso e misericordioso, perché segue il cammino di ciascuno con il suo amore e la sua misericordia, pronto sempre a curare le ferite e abbracciare da Padre i suoi figli che ama comunque con amore preveniente.
Un viaggio ricco non solo di profondi stimoli spirituali, ma anche di tantissimi e coinvolgenti spunti razionali, di riflessione turistico-artistico-archeologica, per i riscontri concreti di quegli eventi salvifici che hanno interessato e continuano da interessare, affascinare e salutarmente stupire “gli uomini di buona volontà”, liberi da remore, preconcetti e paralizzanti pregiudizi.
Un viaggio per la cui perfetta riuscita è doveroso ringraziare non solo i due frati francescani citati, ma anche il parroco canicattinese di Santa Chiara, don Giuseppe Argento, saggiamente estroverso e ricco di cordiale umanità.
12-05-2018
Diego Acquisto

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